Scendere in profondità

Geologia, acque e paesaggio delle Alpi Apuane

di Leonardo Piccini

Le Apuane meritano a pieno diritto l’appellativo di Alpi, benché, da un punto di vista geografico e geologico, appartengano alla catena appenninica.
La natura prevalentemente calcarea e dolomitica di gran parte delle rocce che formano quest’insolita catena, insieme al sollevamento tettonico relativamente recente, sono le cause principali della morfologia simile a quella delle Alpi vere e proprie. Creste rocciose affilate, pareti verticali e profondi valloni danno alle Apuane un aspetto selvaggio, messo ancora più in risalto dalla relativa dolcezza del paesaggio circostante, certamente molto più “appenninico”.
L’aspetto alpino è accentuato anche dal modellamento che queste montagne hanno subito a causa dei ghiacciai durante le ultime ere glaciali. Benché non fossero certamente paragonabili ai grandi apparati glaciali alpini, anche qui i ghiacciai hanno lasciato la loro impronta sotto forma di valloni dal profilo arrotondato, circhi e depositi morenici.
Uno dei caratteri morfologici più importanti delle Apuane è però quello legato ai processi carsici, la cui lunga azione si manifesta oggi con un paesaggio esterno pressoché privo di corsi d’acqua perenni, con vegetazione scarsa e molto accidentato.
L’azione di questi processi si manifesta anche nel sottosuolo con la formazione di lunghe e profonde grotte in cui scorrono, nascoste, le acque di queste montagne. Sotto questo punto di vista le Apuane rappresentano un caso eccezionale, poiché la purezza dei marmi e un assetto geologico e morfologico particolarmente favorevole hanno portato allo sviluppo di sistemi carsici sotterranei che non hanno uguale in Italia.

Geologia

L’assetto geologico delle Alpi Apuane è notoriamente complesso.
Nel settore centro settentrionale affiorano rocce di tipo metamorfico, che hanno cioè subìto modificazioni fisico-chimiche per l’azione prolungata di forti pressioni e di alte temperature. La maggior parte di queste ha un’età che risale al Giurassico e al Cretaceo – compresa tra 200 e 65 milioni di anni fa – ed è costituita prevalentemente da dolomie e calcari. Le rocce che si trovano nelle porzioni orientali e meridionali appartengono invece a un’altra unità tettonica, detta Falda Toscana, simile nella successione stratigrafica ma non metamorfica.
Nell’unità metamorfica, quella in cui si sviluppano i principali sistemi carsici, sopra al “basamento”, costituito da rocce cristalline a composizione silicatica, vecchie di oltre 400 milioni di anni fa, troviamo rocce costituite da dolomite (carbonato di calcio e magnesio), che nelle Apuane prendono il nome di “Grezzoni”, sopra le quali poggiano i marmi, che invece sono costituiti quasi esclusivamente da calcite (carbonato di calcio). Salendo, troviamo rocce calcaree con livelli di quarzo microcristallino (calcari selciferi), quindi i diaspri, rocce silicee di colore generalmente rosso o verde scuro. Un nuovo corpo di calcari selciferi precede rocce scistose e arenacee metamorfosate.
Sotto la spinta delle forze tettoniche che hanno originato, da circa 25 milioni di anni fa, la catena appenninica, queste rocce hanno subìto intensi ripiegamenti che hanno compresso in una zona di una ventina di chilometri i sedimenti che in origine si erano deposti in un bacino marino largo forse più di 200. Durante tali piegamenti le rocce sono state metamorfosate, soprattutto per effetto delle alte pressioni.
Le rocce che costituiscono la dorsale apuana si sono, infatti, deposte in origine in un antico braccio di mare, che i geologi chiamano Tetide, rimasto poi schiacciato tra Europa e Africa. Alcune zone del fondale di quell’antico mare si trovarono a essere sormontate dalle rocce deposte in settori adiacenti, sprofondando a oltre 10 km di profondità. Queste rocce subirono dei cambiamenti chimico-fisici legati alle tremende pressioni (circa 3-4 Kbar) e a temperature dell’ordine dei 350-300°, furono cioè metamorfosate. Sui calcari, il metamorfismo ebbe l’effetto di far ricristallizzare la calcite in cristalli di dimensioni maggiori, trasformandoli in marmi. In funzione delle caratteristiche del calcare di partenza si ottennero marmi diversi. Calcari quasi puri e privi di stratificazione si trasformarono nei pregiati marmi bianchi; calcari in origine scuri, per la presenza di materia organica, si trasformano invece in marmi grigi (bardiglio), talvolta venati.

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Idrogeologia

La maggior parte dei profondi valloni che scendono dai massicci apuani hanno una caratteristica comune: sono privi di scorrimento idrico, salvo che in occasione di violenti temporali e precipitazioni prolungate. Questo non dipende certo dalla mancanza di piogge, perché le Apuane sono una delle zone più piovose d’Italia. Nelle zone superiori della catena si hanno mediamente 3500 mm di precipitazioni l’anno, con minime che raramente scendono sotto i 2000 mm. In media è come se piovesse quasi un centimetro di acqua il giorno: una quantità di pioggia eccezionale per un paese a clima temperato come l’Italia.
Le precipitazioni medie sulle Apuane in un anno si aggirano intorno a 2500 mm. Considerando la superficie totale dell’area, pari a circa 700 km2, si desume che le precipitazioni riversano sulle Apuane circa 1750 milioni di m3 d’acqua. Di tutta l’acqua che piove sulle Apuane, possiamo stimare che circa il 25% è assorbita dalle piante o evapora, il 50% scorre in superficie lungo i torrenti attivi e il rimanente 25% – pari a circa 10 m3/s – è invece assorbita dalle rocce e va ad alimentare la vasta rete di torrenti sotterranei.
Nelle Alpi Apuane le rocce carbonatiche coprono una superficie di circa 380 km2, costituendo un insieme di sistemi idrogeologici in cui le acque assorbite sono convogliate verso una sorgente o un gruppo di sorgenti vicine. Molti di questi sistemi non hanno confini precisi e scambi idrici sono quindi possibili attraverso ignote vie sotterranee. Esistono anche sistemi periferici, completamente isolati, generalmente di dimensioni minori e che alimentano sorgenti di portata modesta.
Per quanto c’è dato di sapere, i sistemi carsici non hanno collettori principali costituiti da grandi fiumi sotterranei che scorrono a pelo libero in gallerie. Tra le poche eccezioni conosciute c’è quella del Monte Corchia, nelle cui profondità scorre quello che è il maggiore fiume sotterraneo apuano, con un percorso conosciuto di circa 3 km. In tutti gli altri sistemi carsici, i collettori sotterranei principali non sono percorribili, poiché costituiti da reticoli di gallerie sommerse che collegano la superficie liquida dei laghi presenti in fondo alle grotte con le sorgenti. La maggior parte delle grotte scende verticalmente, raccogliendo le acque di aree limitate, e sono percorse da ruscelli sotterranei con portate che generalmente non superano qualche litro il secondo. Raggiunta una quota variabile, secondo le zone, fra i 300 e i 600 m sul livello del mare, queste grotte s’immergono invariabilmente di sotto la falda freatica.

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Per saperne di più:

Badino G., Bonelli R. (1984) – Gli Abissi Italiani. Zanichelli, Bologna.

Masini R. (1956) – Studi geoidrologici sulle acque fredde e calde (Alpi Apuane, Bacino del Serchio). Boll. Serv. Geol. d’Italia.

Masini R. (1960) – I bacini costieri delle Alpi Apuane (studi geoidrologici sulle acque sotterranee). Boll. Serv. Geol. d’Italia.

Piccini L. (1997) – Il sistema idrocarsico della Sorgente del Frigido (Alpi Apuane – Toscana). Atti 17° Congresso Nazionale di Speleologia, Castelnuovo G.na (LU), 8-11 settembre 1994. Regione Toscana – Giunta Regionale.

Piccini L. (2005) – Morfologia ed evoluzione dei sistemi carsici delle Alpi Apuane. Atti Convegno “Le grotte raccontano”. Castelnuovo Garfagnana (LU), 11-12 dicembre 2004. Istituto Italiano di Speleologia, Memorie 18, s. 2.

Piccini L. (2007) – L’ambiente fisico delle Alpi Apuane. In: Comitato Alpi Apuane 2007, “Apuane e dintorni – Guida incompleta al fenomeno carsico”, Tipografia Amaducci, Borgo a Mozzano, Lucca.

Piccini L. (2007) – Le sorgenti carsiche delle Alpi Apuane. In: Comitato Alpi Apuane 2007, “Apuane e dintorni – Guida incompleta al fenomeno carsico”, Tipografia Amaducci, Borgo a Mozzano, Lucca.

Sivelli M., Vianelli M. (1982) – Abissi delle Alpi Apuane. Soc. Spel. Italiana.